Tindari e Marinello

Le prime notizie sulle strisce di sabbia di Marinello, risalenti al 1808, sono riportate nella Carta degli Itinerari della Sicilia.
La prima causa che ha portato alla formazione della zona lagunare, è riconducibile intorno agli anni '30, all'epoca della riforma agraria, in conseguenza dell'alienazione dell'asse ecclesiastico, in cui sono state eseguite trasformazioni agricole del bacino del torrente Timeto, opere di disboscamento, che hanno prodotto un incremento di materiale solido e di sedimenti i quali, su rifrazione determinata dal Capo Tindari e per le deviazioni causate da una conoide sottomarina, hanno formato la lingua di sabbia, che in tempi diversi ha creato la laguna. La seconda causa è imputabile alla costruzione delle gallerie autostradali i quali lavori di scavo hanno prodotto il deposito di altri detriti, determinando un incremento della striscia di sabbia.

Adesso esistono sette stagni con caratteristiche biologiche estreme, ognuno dei quali vive e si sviluppa autonomamente. I più grandi sono il lago Marinello, isolato dal mare, che ospita vegetazione lacustre e palustre, il Mergolo, detto della Tonnara e il Verde, che hanno assunto carattere marino. Le acque dei laghetti più interni sono dolci, salmastre, mentre le lagune più vicine al mare sono più salate.


Fenomeni come le variazioni di marea, le correnti marine, l'evaporazione, l'insabbiamento, l'apporto di materiale detritico, la presenza dei rifiuti, della pianta ailantus e della garipa, tipica della laguna, causano una progressiva riduzione della superficie dei laghetti. In essi è presente un'interessante fauna, costituita da 57 specie vegetali appartenenti a 29 famiglie botaniche ed, in particolare, da alcune specie endemiche piuttosto rare delle acque salmastre come il Piovanello Maggiore, la Xyrichthys novacula, la Pittima Minore, il Giunco pungente, l'Ampelodesmos Mauritanica e l'Albastrello dalle zampe verdastre. Di recente si è costatata la presenza della Buenia affinis, pesciolino di grande importanza scientifica e della vongoletta locale, quasi in estinzione. L'area rappresenta anche il luogo ideale di sosta degli uccelli migratori. La flora è presente in ambienti diversi che vanno dalla vegetazione tipica delle acque salmastre e delle dune, a quella caratteristica della macchia mediterranea - canna arundinaria, erica, mirto, euforbia, fichi d'india, capperi.

Venendo meno le lagune sparirebbero le comunità biologiche esistenti in esse. È il torrente Timeto quello che apporta maggiori detriti e sedimenti alle lagune ed è il sistema biologico contenuto in esso che alimenta lo sviluppo della fauna. Purtroppo i laghetti e le distese di sabbia vanno scomparendo a vista d'occhio è questo è dovuto soprattutto al continuo prelevamento di sabbia dal torrente Timeto da destinare ad uso edilizio, impedendo il normale passaggio verso il mare della sabbia, che viene invece trasformata in cave per le costruzioni.


Un antico sentiero, realizzato alla fine del secolo scorso e recentemente ripristinato, denominato Antigone, percorre tutta la laguna verso nord, attraversa il canale Nerone, dal nome di un vecchio pescatore del luogo, arrivando alla Rocca Femmina. Da qui è possibile raggiungere un sentiero esterno alla cinta muraria della città antica di Tyndaris che porta al Nuovo Santuario e dal vicino sentiero Coda di Volpe ridiscendere nella zona lagunare di Marinello.


Complessivamente la laguna di Marinello si estende su di un'area protetta di 401,25 ettari, di cui 248,13 ettari della Zona A (Riserva integrale) e 153,12 ettari della Zona B (Pre-riserva).

Nel mese di febbraio ed in particolare nelle prime ore del mattino, nelle acque di mare di fronte ai laghetti si pescano le neonate delle sarde.

Raccomandazioni per i visitatori della riserva:

1. Rispettare la natura ed il delicato equilibrio del sistema lagunare;

2. Non abbandonare i rifiuti;

3. Non accendere fuochi;

4. Visitare l'area esclusivamente a piedi o in bicicletta;

5. Non calpestare o danneggiare la vegetazione;

6. Non entrare con imbarcazioni a motore a meno di 200 metri dalla riva;

7. Non raccogliere molluschi nei laghi.

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fonte
:www.pattietindari.it

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